I cavalli, Schubert, la puszta, i lupi della Transilvania, un senso di decadenza opprimente
I cavalli, Schubert, la puszta, i lupi della Transilvania, un senso di decadenza opprimente che si irradia dall'inizio alla fine di questo romanzo, come un tramonto, insopportabilmente bello e inesorabile portatore della notte.
L'accuratezza nel narrare il fantastico di Isabel Allende unita al senso di inquietudine per la fine di un'epoca di Musil, immagini fugaci colorate in seppia di un attimo, di un volto, di una passione. Il mistero della protagonista non si svela mai, la sua identità riflessa come in uno specchio in quella d'altri, il ricordo che opprime e fa gioire leggermente, come si conviene ad una ragazza di buona famiglia. E intorno la leggenda che circonda i luoghi, le distese infinite che si perdono all'orizzonte, czikos, zingari, musicisti, cavalieri, tutti personaggi che scivolano via, come inghiottiti dalla Storia e dal Destino, giudici inappellabili della nostra vita.
Un'opera profonda, autobiografica, concepita come un quadro di Renoir in cui nulla è definito ma tutto è assolutamente descritto, anima e mente compresi, sceneggiatura ideale per un film di Luchino Visconti, con la fine che giunge attraverso la teatrale purificazione del fuoco, fraintesa e disperata,
L'astuccio delle ambre
Un mistero ungherese
di Egée Berta
EQUITARE
Prezzo: € 16,25
Uberto Martinelli
Un giovane ragazzo corre tra le onde dell'oceano con il suo cavallo. I due si rinfrescano nelle acque che bagnano la città di Chennai, nel golfo del Bengala