Il presidente della Fise Cesare Croce e il suo avversario Andrea Paulgross, in questa doppia intervista, spiegano i loro programmi
Intervista a Cesare Croce
È un Cesare Croce rilassato quello che incontriamo nella saletta delle conferenze stampa di Casa Fise a Piazza di Siena.
Rilassato nonostante la barca di cui regge il timone navighi da tempo in acque agitate; ma lo Csio romano si sta concludendo bene, anche se gli azzurri hanno centrato la sola vittoria nella potenza con Quagliarello. Era iniziato con pessimi auspici il concorso di Piazza di Siena, sotto uno pseudo-diluvio universale che ha messo a dura prova i terreni del campo gara e di quello di prova. Categorie dei militari rimandate, le lamentele del solito Ludger Beerbaum per le condizioni del campo prova e quelle dei concorrenti che avevano i box fuori dell’area FEI. Poi è tornato il sole che ha reso perfetti i campi e restituito il sorriso anche a Cesare Croce.
Dopo aver intervistato il suo antagonista, Andrea Paul Gross, è di rigore sentire anche quello che ha da dire il presidente in carica.
Allora, ti ricandidi?
”Prima di decidere, voglio verificare se ci sono le condizioni per farlo.
Ho intenzione di confrontarmi con i Presidenti delle Associazioni sul territorio nelle varie Regioni e in base alle indicazioni che ne avrò ricavato, deciderò se ripresentare o meno la mia candidatura”.
Sorge spontanea e inevitabile la seconda domanda: perché?
“Perché ritengo sia stato fatto un buon lavoro in questi anni e vorrei portare avanti un progetto di grande successo. Se tale progetto fosse interrotto correremmo il rischio di creare una grave involuzione del nostro sport, soprattutto se, come si vorrebbe proporre, la FISE si dovesse occupare solo degli sport Olimpici, abbandonando ad altri la gestione delle discipline cosiddette minori.
Sono poi convinto che per ricoprire la carica di presidente della FISE occorra una grande esperienza e la conoscenza di tutte le problematiche di una federazione. Io ho fatto molti anni di “gavetta” come Consigliere e Presidente di Comitato Regionale, in seguito otto anni come Consigliere Federale e solo alla fine mi sono proposto come Presidente della FISE. In questo modo ho acquisito l’esperienza e le conoscenze per poter affrontare le problematiche di qualsiasi settore equestre.
La mia esperienza come Dirigente è stata la naturale evoluzione di una attività svolta ad alto livello come atleta in campo agonistico (Piazza di Siena, Aachen, La Baule, Wembley), come giudice internazionale su tutti i campi di gara nel mondo ed oggi come Presidente del Gruppo 1 della FEI (che riunisce 26 nazioni europee) e quindi membro del Bureau (Consiglio Direttivo della FEI).
Un candidato alla presidenza non può improvvisarsi: deve prima aver l’esperienza necessaria ed aver seguito, con estrema umiltà, un iter formativo e progressivo, che gli consenta di aspirare a una carica, ancorché sportiva, importante e di grande responsabilità.
Quale consideri il successo più importante della tua gestione?
”Senza dubbio aver trasformato la Federazione in una azienda, con un invidiabile aumento nel numero di tesserati. Quando sono stato eletto, la FISE aveva circa quarantamila iscritti, ora sono circa centotrentamila, analogamente sono aumentati associazioni e cavalli. Oltre all’incremento annuo (10 – 15%), anche il turn-over è calato; una volta era quasi del cento per cento: ora siamo al 20-30%. Mi sembra un risultato soddisfacente, in quanto significa che siamo riusciti a fidelizzare i praticanti, soprattutto i più giovani (under 16), che rappresentano il 70% dei nostri tesserati. A proposito di giovani un altro obiettivo importante raggiunto è stato quello di creare un vivaio competitivo in tutte le discipline, con risultati di assoluto livello internazionale.
In caso di rielezione, quale sarà il leit motiv del tuo programma?
”Innanzi tutto proseguire la strada intrapresa per ampliare la base dei praticanti. Siamo oggi, in una ideale classifica delle Federazioni riconosciute dal CONI ai primi posti in Italia per numero di tesserati, ma siamo ancora lontani dai numeri delle Federazioni equestri Europee più forti.
È indispensabile riuscire a ridurre i costi del nostro sport.
Devono essere attivati i circuiti promozionali, già regolamentati e previsti dalla FISE nel 2007, con categorie la cui iscrizione non superi i 10€. Promuovere quindi concorsi a basso costo, convincendo i Comitati Organizzatori a programmarli, contrariamente a quanto avvenuto sino ad oggi. Non si può continuare a far ricadere i costi solo sui concorrenti, occorrono nuovi sponsor, anche locali, per tutti i livelli di eventi, non solo per Piazza di Siena. Per trovare gli sponsor è necessario che l’equitazione diventi uno sport più diffuso. I grandi numeri attirano inevitabilmente interessi economici e media.
Inoltre la struttura dei dipartimenti deve essere più agile, auto-gestita e diretta in modo professionale. Consiglio Federale e Presidenti di Comitato Regionale devono ritornare a rivestire compiti di carattere istituzionale previsti dallo Statuto.
A proposito di costi e di conti, come vanno quelli della Fise?
”Bene direi. Negli ultimi anni sono cambiate molte cose. In passato il bilancio della FISE era composto da due miliardi di lire di autofinanziamento, mentre nove arrivavano dal Coni. Con la crisi del Totocalcio, i contributi del Coni a tutte le Federazioni sono calati drasticamente, scendendo oggi per la FISE a 7 miliardi delle vecchie lire. Ora l’autofinanziamento Federale ammonta all’equivalente di 24 miliardi delle vecchie lire. Abbiamo sistemato molte posizioni lavorative all’interno della Federazione.
Tutti coloro che non erano stipendiati dal CONI e lavoravano in genere per la FISE con contratti, ora non più proponibili di collaborazione a tempo determinato, sono stati assunti regolarmente dalla Federazione, sia a livello Centrale che periferico.
È stato un impegno economico rilevante, che ha assorbito gran parte delle quote di aumento del tesseramento introdotto nel 2006, ma erano posizioni che si dovevano normalizzare sia per la dignità dei dipendenti che per la serenità economica della FISE. Il bilancio preventivo 2008 della FISE prevede di chiudere con un utile di circa 400.000,00 €. ed un accantonamento a fondo rischi di altri 400.000,00 €. Tale risultato dovrebbe consentire anche una adeguata disponibilità di cassa. Tale disponibilità di cassa è tra l’altro notevolmente migliorata con l’introduzione del sistema del pagamento del tesseramento on.line, che ci consente di incassare in tempo reale le quote dei nostri tesserati”.
Il caso Pratoni del Vivaro?
”è una situazione semplice e trasparente. Credo che l’acquisto sarà formalizzato
entro quest’anno. Stiamo solo aspettando per sottoscrizione dell’atto notarile che la variante al piano regolatore cambi la destinazione dell’area (145 ettari) da zona agricola a zona sportiva. La FISE si è impegnata ad acquistare i Pratoni dal CONI per 10.000.000,00 €, con la stipula di un impegno sottoscritto dalle parti. È previsto un mutuo con il Credito Sportivo con ammortamento ventennale. La FISE dovrà restituire solo il capitale mentre la quota di interessi sarà finanziata da un contributo del CONI. La quota a carico della Federazione sarà quindi di 500.000,00 €. l’anno a partire, ritengo, dal 2009. Nei bilanci 2007 e 2008 sono comprese le spese di gestione e di manutenzione ordinaria e straordinaria, precedentemente a carico del CONI, mentre la quota di ammortamento del mutuo sarà prevista nei bilanci degli anni di competenza. Non è infatti possibile, in base alle regole di amministrazione del nostro Ente accantonare risorse economiche per spese che non sono previste in bilancio, come certamente potrebbero spiegare meglio i Revisori dei Conti della FISE. La Federazione è un organismo amministrativo complesso, un misto tra pubblico e privato, e deve muoversi secondo regole ben precise stabilite da norme approvate dal CONI:.
Intervista ad Andrea Paulgross
È moderno e molto luminoso lo studio di Andrea Paulgross a Viareggio, su una
parallela del lungomare su cui si svolge il celebre Carnevale, pirotecnico e
caustico.
Non è pirotecnico e caustico, invece, il 43enne avvocato, quando parla della
Fise, di cui è vicepresidente dal 2004 e per la cui presidenza è candidato.
Il suo tono, infatti è molto serio e pacato. Niente proclami né slogan
urlati, come siamo abituati a sentire nelle campagne elettorali. Del resto
non ce n’è bisogno quando si hanno le idee chiare.
“La federazione deve imparare a collaborare, a dialogare. Non può
permettersi di trasformarsi in un centro di potere quando dovrebbe essere
solo ed esclusivamente un centro di servizi. Una federazione deve avere due
obiettivi principali: servire i propri iscritti e promuovere lo sport che
rappresenta”.
Che cosa c’è che non va oggi nella Fise, secondo lei?
« E' tutto troppo complicato. Occorre maggiore snellezza, il che poi si
traduce anche in risparmio di tempo e denaro. Lo sa che il regolamento del
salto ostacoli è di 188 pagine? Una follia. Come una follia sono l’esagerato
numero di patenti. Una volta ce n’erano meno e risucivamo ugualmente a
vincere Mondiali e Olimpiadi… Oggi la frammentazione delle patenti sembrano
formare una scala ad ogni gradino del quale il malcapitato cavaliere trova
un nuovo cavallo da ‘dover’ acquistare se vuole salire di un altro gradino.
Più che per agevolare la carriera agonistica di un giovane certe cose
sembrano fatte per alimentare il commercio dei cavalli”.
Tutto da buttare?
«No, per carità! Teniamo le cose positive che ci sono e sviluppiamole.
Cancelliamo le incrostazioni. L’equitazione italiana ha una storia gloriosa,
oggi c’è una base di tesserati importante. Però rendiamo loro la vita troppo
complicata. Non possono impazzire per rinnovare la patente. Bisogna essere
più moderni,certo, ma anche efficienti».
Più dialogo con gli iscritti, dunque?
«Non solo con loro ma con tutto il mondo del cavallo. La Fise deve dialogare
e collaborare con l’Ante, l’Aipac (l’Associazione Italiana Proprietari e
Allevatori Cavalli, ndr), con l’Unire… non può pretendere di avere una
posizione di predominio. Siamo sulla stessa barca, che fa acqua da tutte le
parti, tra l’altro: cerchiamo di remare nella stessa direzione! Ma la prima
cosa da fare è stabilire dove dobbiamo andare, qual è il nostro traguardo.
Solo allora potremo metterci ai remi. Tutti assieme, non singolarmente».
In Italia siamo individualisti per natura, Crede che sia possibile lavorare
in equipe?
«Dobbiamo. E si può fare se nessuno, proprio in virtù del fatto che ciascuno
tiene al proprio orticello in cui muoversi senza far entrare gli altri, si
mette in testa di prevaricare gli altri. La Federazione deve essere un
fattore di unione non di divisione»
Nel salto ostacoli che programmi ha in testa?
«L’obiettivo è raggiungere certi risultati. Per raggiungerli non esistono
scorciatoie, ci sono regole ben precise. Facciamo un esempio: Franke
Sloothaak non vinceva da solo; vinceva quando montava i cavalli della
scuderia di Paul Schockemohle o quelli di San Patrignano. San Patrignano ha
messo sul podio non solo Franke ma anche Michel Robert. C’è stato un periodo
in cui la scuderia di Muccioli era la più importante al mondo. E vinceva.
Allora io penso che la Fise non deve seguire i singoli cavalieri ma darsi da
fare, cercando sponsor, investitori e quant’altro per dare vita a scuderie
importanti. Saranno queste ad ingaggiare i migliori cavalieri e metterli
nelle condizioni di tornare a vincere. Di talenti ne abbiamo tanti, anche
emergenti».
Mario Palumbo
Un giovane ragazzo corre tra le onde dell'oceano con il suo cavallo. I due si rinfrescano nelle acque che bagnano la città di Chennai, nel golfo del Bengala