Cavallo Magazine
DALLA PARTE
DEL CAVALLO
Verona Amarcord di Uberto Martinelli

DALLA PARTE
DEL CAVALLO
Verona Amarcord di Uberto Martinelli

Una sera di tanti anni fa, dopo aver guardato insieme Carosello ed avermi accompagnato a letto, mio padre mi diede un bacio e mi disse: “Domattina ti porto a vedere i cavalli”.

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Eravamo a metà degli anni '60, l'uomo non era ancora sbarcato sulla luna, Robert Kennedy era destinato a raccogliere l'eredità politica del fratello John, assassinato a Dallas, ed il sottoscritto non sapeva ancora scrivere ma riusciva perfettamente a “dare la rana”.
Il mattino seguente partimmo prestissimo, come si usava a quel tempo, anche perché le strade di allora non erano certo quelle di oggi. “Dove andiamo, papà?” chiesi dopo poco, incuriosito ma in realtà ancora desideroso di essere sotto le coperte. “A Verona, alla Fiera dei cavalli. Ti piacerà, vedrai”.
Dopo un viaggio che all'epoca mi parve lunghissimo, cominciammo a scorgere delle montagne in lontananza e, sulla destra, una città che non avevo mai visto prima, bellissima, attraversata da un grande fiume.
 

Dopo aver posteggiato la macchina, senza parchimetro, gratta e sosta, disco orario o quant'altro (bei tempi, quelli... ) mio padre mi prese per mano e, attraversata la strada, da quel momento mi diede l'impressione che fossi stato io ad averlo accompagnato al circo o al luna park: non stava più nella pelle. Non faceva un metro senza decantarmi la bellezza di questo o quel cavallo, salutava persone che io non avevo mai visto in vita mia e, ad un certo punto, impugnò una frusta lunga, offertagli da un signore che lo aveva abbracciato come un fratello, ed aveva incominciato a farla schioccare davanti a lui, felice come un bambino. Il bambino vero, e cioè il sottoscritto, rimase incantato invece da queste lunghe file di cavalli legati a transenne di ferro, animali per lo più di grosse dimensioni - “da tiro”, mi corresse prontamente mio padre -, dall'odore di fieno e di letame, dagli abiti curiosi degl uomini, quasi tutti un po' anziani, dotati di cappello, mantella e di un immancabile bastone, che dava loro un aspetto vagamente regale e fiabesco. Ad un certo punto, due di questi signori cominciarono ad alzare la voce, parlando un linguaggio per me incomprensibile ed usando toni forti, quasi offensivi, all'apparenza. Indicavano un cavallo in particolare, un sauro gigantesco che dilatava le froge, e mentre uno dei due diceva una cosa, l'altro sembrava rispondergli tutto il contrario.
 

Poi, improvvisamente, come quando si ferma il vento, questi due personaggi che avrei rivisto tali e quali, anni dopo, rappresentati nei quadri di Fattori, si sputarono nelle mani, se le strinsero, si abbracciarono come vecchi amici e si sedettero poco distante, davanti ad un bicchiere di vino rosso. Allora non lo sapevo, ma avevo appena assistito alla compravendita di un cavallo alla Fiera di Verona.
Sono passati più di quarant'anni da quel giorno. Mio padre, in seguito, insieme con alcuni amici (ne ricordo solo due, Angelo Betti e Piero Sogliani, perdonino gli altri la mia poca memoria), contribuì con la sua passione e la sua competenza a ridare vita ed impulso ad una manifestazione che lo avrebbe ricambiato di tanta dedizione nel 2004, con l'assegnazione, nel corso di una serata di gala, di un importante riconoscimento, la scultura equestre di Nag Arnoldi, simbolo stesso di VeronaFiere.
 

Ma non tutti sanno che la Fiera di Verona era nata nel 1898 proprio come Fiera dei cavalli, già allora con migliaia di presenze, come testimoniano le cronache dell'epoca, con ospiti quali re e grandi personalità dello spettacolo e dello sport, tra i quali, nel 1921, il leggendario Tazio Nuvolari. Alla fine degli anni Trenta, mentre il resto del mondo si trovava in guerra, in ogni edizione della Fiera vennero venduti circa seimila cavalli, ovvero tutti quelli ospitati all'interno della già prestigiosa manifestazione scaligera.
Il resto è storia, una storia che rende onore al nostro Paese attraverso i cavalli, Verona e la sua Fiera, una storia che oggi, giunti alla 109a edizione, ha raggiunto cifre da capogiro, come numero di espositori, visitatori, equini ospitati (equini, sì, perchè a Fieracavalli si possono trovare non solo i nobili cavalli, ma anche gli altrettanto nobili asini, muli, ecc.), stands, iniziative, congressi, dibattiti, avvenimenti sportivi (dal 2001 è sede di una tappa della FEI World Cup di salto ostacoli).
 

Poi, certo, oggi che faccio il giornalista di mestiere e torno ogni anno a Fieracavalli, quando entro mi aspetto sempre che mio padre mi venga incontro e mi prenda per mano come la prima volta, per mostrarmi questo o quel cavallo, presentarmi ad un suo vecchio amico, passeggiare insieme tra i box e chiacchierare.
Purtroppo, da allora, molte cose sono cambiate, alcune in meglio, altre in peggio. Per fortuna, Fieracavalli esiste sempre, più bella e completa ad ogni edizione. Ed io, non faccio per vantarmi, so ancora dare la rana.

 

Uberto Martinelli










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