Cavallo Magazine
ARTE

Il cavallo più grande
sulla faccia della terra

land art L'artista veneto Dario Gambarin ha realizzato su un campo nei pressi di Verona una gigantesca opera di land art, disegnando con un trattore la testa di un cavallo, che ha voluto dedicare ai lettori di Cavallo Magazine

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Sarà stata l'antica passione per i cavalli, a spingere l'artista veneto Dario Gambarin, a realizzare, servendosi solo di un trattore, su un campo nei pressi di Verona, una testa di cavallo, lunga 120 metri e larga nel suo massimo punto 47, o qualcosa che deve farsi perdonare dalla suocera tedesca, la signora Marieluise, provetta amazzone? Chiediamo lumi al poliedrico autore di questa monumentale opera di land art, davvero unica e originale nel suo genere, che Gambarin ha voluto dedicare ai lettori di Cavallo Magazine.
Perché ha scelto di rappresentare un cavallo?
Ho sempre amato questi animali e ho seguito un impulso. Una sera, mentre mi recavo dai miei genitori, che risiedono nella campagna veronese, ho visto un cavallo al galoppo e ho pensato che sarebbe stato il soggetto ideale della mia prossima opera di land art. In passato mi sono cimentato in analoghi esperimenti eseguendo maschere antropomorfe, che sono il leit-motiv delle mie tele.
Che tecnica ha usato?
Ho disegnato direttamente sul terreno, senza tracciare punti di riferimento in precedenza, guidato soltanto dalla forza dell'immaginazione. Al posto del pennello e dei colori ho usato l'aratro. Per realizzare il nostro cavallo ho utilizzato tre trattori: un aratro semplice, uno bivomere e un frangizolle per segnare la criniera. Come dicevo non è la prima volta che mi esibivo in una performance di land art, ma stavolta ero molto teso. Anche se il disegno era ben inciso nella mia mente, guidando non avevo la certezza dell'esito, perché quello che vedevo intorno a me erano soltanto le zolle. Confesso che mi sono tranquillizzato, soltanto dopo l'arrivo del messaggio inviatomi con il cellulare da Luca Baldi, il fotografo che scattava le foto dall'aereo, che, rassicurandomi sul risultato, mi ha scritto “molto bello”.
Cosa l'ha spinta a scegliere un contesto simile?
Ho voluto realizzare l'opera proprio in quello che è l'ambiente naturale del cavallo, restituendogli l'ampiezza della terra, una dimensione senza limiti, a differenza di quello che si sarebbe verificato se lo avessi chiuso nella cornice di un quadro. Il cavallo vive nella natura e nella terra ed è proprio lì che ho voluto intervenire. Anch'io, peraltro, ho trascorso l'infanzia in campagna e sento di avere forti affinità con questo elemento.
È mai andato a cavallo?
In gioventù frequentemente. La passione, tuttavia, non si è mai sopita e, probabilmente, questo esperimento di land art è stato anche un tentativo di sublimazione.
Mentre è in corso la nostra chiacchierata, il cellulare di Gambarin squilla. Il suo volto si illumina. Riattacca e racconta orgoglioso: “Era mia suocera, grande appassionata di equitazione, che ha sempre praticato con soddisfazione in Germania. Ha appena ricevuto per posta elettronica le foto del mio ultimo lavoro e intendeva complimentarsi”. “Sa – prosegue scherzosamente – come vuole la tradizione, abbiamo opinioni divergenti su molti argomenti, ma i cavalli sono il nostro punto d'incontro. Stavolta non ha quindi potuto esimersi dall'esprimere il suo apprezzamento e sono certo di aver conquistato il suo cuore”.
Bene, accontentata anche la signora Marieluise, come pensa di conservare l'opera d'arte?
Purtroppo sarà distrutta perché il terreno deve tornare a disposizione del legittimo proprietario. Volendo mantenerla si sarebbero potuti piantare fiori o siepi, per esempio anche di rosmarino, o magari farlo diventare un percorso equestre per bambini.
Ha dato un nome alla sua creatura?
Ci pensa una frazione di secondo e risponde: “Animée come il primo cavallo di mia suocera”.

BOX BIOGRAFICO

L'artista veneto Dario Gambarin, dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza ed esercitato la professione di avvocato, ha aggiunto al suo percorso di studi un diploma all'Accademia di Belle Arti e una laurea al D.A.M.S di Bologna. Il profondo amore per l'arte lo ha spinto, negli anni, a perseguire questa passione a tempo pieno. La pittura e la land art sono i suoi interessi primari. Ha organizzato, dal 1993 a oggi, oltre trenta mostre personali sia in Italia che all'estero (America, Germania, Svizzera e Turchia) e si è esibito in diverse performance dal vivo, accompagnato da gruppi musicali, dipingendo le sue tele a ritmo di musica. Tra le esposizioni internazionali più importanti citiamo: Ucla Art Gallery di Los Angeles (1997), Cisterna della Nakkas Art Gallery di Istanbul (2005), Orangerie a Monaco di Baviera (2007)


 

Loredana Del Ninno










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